paolo aizza fotografa da circa 20 anni, le sue foto sono ricche di particolari ed esprimono sempre due modi, il passato ed il presente.

del fermare l'attimo e del descrivere la luce credo che paolo abbia fatto il suo modus vivendi.

roberto duse, grafico, ronchi dei legionari (go), italia

paolo ha fatto foto al california guitar trio fin da quando abbiamo iniziato ad andare in tour in italia nel 1994. ha registrato il california guitar trio su foto durante i punti di cambiamento cruciali nella sua carriera. foto di paolo sono su diversi cd (an opening act, the first decade) e il suo ultimo lavoro può esser visto sulla copertina del mio nuovo cd solo a nome nascent.
paolo è con noi da molti anni e le sue foto hanno sempre afferrato i momenti speciali fra la transizione, l'ombra delle mani, l'ammiccare di un occhio. Il suo lavoro è eccezionale.

bert lams, california guitar trio, mechanicsburg, pa, usa

le figure prese in controluce restituivano figure nere.
ma la luce piena, la luce “mista”, ritornava imperante con la sua quantità di informazioni, con tutta la poesia, secca e precisa, delle cose in bianco e nero.

paolo aizza non risponde all’imperativo del suo cognome.
saggio e sereno, disegna un territorio fotografico che scruta i confini dell’immaginario.
le sue fotografie appaiono avvolgenti e tumultuose, smussate e scostanti: stelle cadenti solo spuntate, per non far male a nessuno.

denis curti, direttore dell' agenzia fotografica contrasto, milano, italia

impronte e assaggi. ciò che rimane nell'immaginazione dopo che la realtà è scivolata via. questo raccolgono gli scatti di paolo aizza. In bianco e nero, che è già un modo di vedere oggetti e ombre, muri e paesaggi, prospettive e selciati, piedi in cammino.

raccogliere è anche accogliere, quasi sempre. è dire senza usare parole, adoperando gesti, posture. è dire con le braccia, con le mani: si aprono, si prende, si contiene la cosa che si è guardata.
la fotografia, in fondo, è un abbraccio che parte dall'occhio: l'occhio inquadra, l'obiettivo prende le misure e le braccia accolgono. il risultato è un fotogramma con un'impressione, un'emozione dentro che davanti agli occhi dello spettatore diventa storia. e la storia è testimonianza, non necessariamente di un fatto, ma di uno sguardo.

gli sguardi di paolo aizza succhiano la fantasia dalla realtà, la verità da una finzione ben architettata, sono il tempo fermato (questo fanno i fotografi, fermano il tempo) che sta fra l'artigianato e l'arte, fra il mestiere e la poesia.

gian luca favetto, scrittore e poeta, torino, italia

ho conosciuto il fotografo paolo aizza per più di 16 anni ed ho osservato le sue abilità fotografiche svilupparsi e progredire nel tempo.
le sue foto sono sempre state intriganti per me, posso sempre dire che lui ha un profondo legame con il suo lavoro a cui dedica una cura molto speciale. Penso che sia ovvio per tutti vederla.

paul richards, california guitar trio, salt lake city, utah, usa

ho sempre guardato alle immagini di paolo con ammirazione non tanto per la sua abilità tecnica e compositiva, che sono le fondamenta dei suoi lavori in ogni caso, ma quanto per la sua capacità di trasmettere sensazioni e vibrazioni quasi oniriche e dal sapore antico.
ogni immagine è lo specchio di una realtà quasi trascendentale che riesce a catturare prima nella fase di scatto e poi a tessere ed elaborare durante il delicato processo di stampa. paolo è stato il primo ad introdurmi al mondo della fotografia e a comunicarmi il suo amore per quest'arte che è poi diventato anche il mio. per questo gli sarò sempre grata.

simen mehmet roberts, london, uk

è utile per un musicista ascoltare attraverso le orecchie di altri musicisti, in quanto si fidano dei giudizi reciproci. allo stesso modo con l'operato delle arti visuali: abbiamo l'accesso garantito per entrare in prospettive che, altrimenti, potremmo perdere.

mi fido degli occhi di paolo: loro vedono ciò che io vedo, ma con un inquadratura e una profondità che mi incoraggiano a guardare più da vicino. quando mi avvicino, vedo che paolo è già stato là; e mi aspetta per arrivare allo stesso punto.

robert fripp, musicista, bredonborough, uk

non scatta fotografie, ma coglie sensazioni. e, come tutte le sensazioni, non possono essere spiegate, ma solo vissute. per questo motivo, solo un poeta potrebbe descrivere il suo lavoro, ma non descriverebbe le sue fotografie: ne riprodurrebbe - con le parole - le sensazioni.
e allora, si potrebbe chiudere il cerchio e ricorrere alle foto di paolo per descrivere la poesia...

roberto tomesani, associazione nazionale fotografi professionisti, milano, italia



biografia fotografica

credo di esser stato battezzato, fotograficamente parlando, nella primavera del 1976, quando per la prima volta in vita mia ho avuto a disposizione una macchina fotografica 35 mm reflex per un intero pomeriggio.

allora avevo provato delle sensazioni molto forti che poi, nel percorso della mia vita, ho provato molte volte in ambienti non fotografici e che, in modo del tutto inaspettato, si sono a me ripresentate nel corso del novembre del 2000, continuando poi, a farmi visita regolarmente quando scatto delle fotografie.

il mio percorso fotografico è legato all'esperienza di vedere alcune persone appassionate di fotografia, operare in questo campo, fin da quando ero bambino.

uno è il padre di un mio caro amico che, quando eravamo bambini e ci incontravamo da lui per giocare, spesso non si poteva entrare in cucina perchè 'stava stampando'. i risultati poi venivano guardati attraverso un lavandino colmo d'acqua per il lavaggio delle foto, quel signore è stato il primo vero imprinting: amava allora e ama tuttora la fotografia in un modo così pulito e bello che non posso non emozionarmi quando lo vado a trovare e mi parla di fotocamere digitali e files, avendo già passato gli ottant'anni è un portento. se mi sarà concesso di vivere fino alla sua età, spero che il suo esempio sia un valido incoraggiamento al mio lavoro attuale e futuro nel campo della fotografia. grazie gornelio, sei veramente grande, mai avuto dubbi su questo.

fondamentalmente mi sento molto anarchico in fotografia, ho trovato la mia strada, che preferisco chiamare veicolo espressivo, nel novembre del 2000, dopo aver passato 7 anni a cercarla e pur sentendo che potevo aver qualcosa a che fare con la fotografia, dentro di me veniva a mancare quella corrispondenza che appaga le immagini, una volta presentate.

nell'estate del 2000 ho partecipato ad un seminario con denis curti, allora non era il direttore della prestigiosa sede milanese dell'agenzia contrasto e, lo vedevo come una persona degna e competente che mi ha trasmesso il suo amore e il suo rispetto verso la fotografia, durante l'ultimo incontro ci invitava a mandargli materiale se lo ritenevamo opportuno.
così ho mantenuto un gradevole rapporto, aggiornandolo sui miei passi in questo mondo.
l'ultimo incontro avuto con lui (gennaio 2006) mi ha dato alcune cose, seguite poi da una sua degna presentazione alle mie foto (nella pagina introduttiva del tema research) ed anche una conferma che il mio percorso è decisamente mio.
quando, dopo aver visto il mio portfolio, di circa una quarantina di immagini, stampate manualmente su baritata, mi dice 'che dire di te paolo?', se la fotografia di ricerca in italia va in questa direzione (aprendo il braccio sinistro) la tua fotografia va in questa... (aprendo il braccio destro nella direzione opposta a quello sinistro)'.

quel suo commento è stata una conferma che la strada prospettata stava trovando conferma, mi credo originale nella mia ricerca, ma i suoi occhi vedono sicuramente molte più foto di quanto vedano i miei e questo mi incoraggia nell'ascoltare il suo commento e tenendolo presente nel mio operato.

quando si intraprende una strada di ricerca, che significa incamminarsi verso una direzione che porta in un luogo che non si conosce, fa piacere che una persona degna come denis curti, il quale ha portato grandi nomi in Italia, ma non solo, anche per tutto quello che sta facendo per promuovere la fotografia come un aspetto dell'arte, esprime un parere simile sul tuo operato.

c'è una corrispondenza musicale che ha portato nella mia fotografia una componente importante ed essenziale. Il mio rapporto con robert fripp, prima come appassionato della sua musica e del gruppo al quale, inevitabilmente collochiamo il suo nome, cioè i king crimson, poi al guitar craft e alle sue implicazioni passate e presenti nella mia vita.
L'aspetto più forte è legato prima alla sua musica con i king crimson, poi alla sua ricerca sonora forse partita con 'the heavenly music corporation' per toccare poi il frippertronics e sfociare negli attuali soundscapes.
il secondo aspetto è legato robert fripp uomo, nel suo operato nel mondo della musica in varie maniere, di queste toccherò solo il guitar craft, esempio lampante di una messa in opera di qualcosa di dinamicamente intelligente e versatile e per questo poco definibile.

ogni aspetto dell'arte, qualsiasi sia la forma toccata, porta verso un aspetto molto intimo di noi stessi che dorme -il più delle volte- da qualche parte, ma è pronto a destarsi non appena qualche corda viene fatta vibrare producendo, in noi una determinata risonanza o assonanza.

per me è successo con la musica dei king crimson prima, con il frippertronics poi, e, la notte tra il 2 e il 3 ottobre 1982 è stato toccato un punto di non ritorno che ha dato inizio ad una ricerca, seguita da una pratica, che convive con me tuttora.

per non entrare troppo nell'intimo, nel dicembre del 1989 ho frequentato il primo guitar craft in italia, seguendo ad esso diversi altri corsi concludendo questo aspetto, nel marzo del 1993, quando, prima di un concerto del robert fripp string quintet, parlando con robert gli riferivo la mia intenzione di abbracciare la fotografia come veicolo espressivo e possibile lavoro per me stesso.

il guitar craft genera dei principi che sono universalmente validi, io ne ho abbracciati alcuni e continuo a seguirli da anni. parlare di una esperienza come questi corsi diventa una cosa delicata, ardua, sicuramente prolissa, facilmente mal interpretabile, ma di sicuro consigliabile a chiunque stia cercando qualcosa che, tramite la chitarra (e non solo) possa venir sperimentata.

poi l'aspetto da me conosciuto di robert fripp come persona, essendo un buon esempio di un grande lavoratore dai sani principi, dall'abile maestria nel suo strumento, nel grande amore che emana la sua musica, beh, non potevo pormi domanda meno interessante di questa : 'se lui è riuscito a fare questo con la musica, posso anch'io farlo in fotografia'.

ovviamente, dal momento che mi son posto questa domanda ho iniziato a lavorare per diventare un fotografo professionista, dopo cinque anni ho aperto un negozio, dopo sette anni l'ho chiuso per spostarmi in un'altro luogo e, dopo due anni e mezzo un altro ulteriore spostamento. come sintesi di questi dieci anni di professione, molte soddisfazioni, buone certificazioni del mio operato, tanti debiti, buone prospettive.

per me la fotografia è un mezzo attraverso il quale possiamo crescere, possiamo vivere (possiamo anche accumulare debiti!!), imparando molto dall'esperienza professionale e da quella umana che ci porta a contatto con diverse persone.
ci sono i pro e i contro, in un ambiente come quello in cui opero molto difficile, perchè manca una forma culturale di rispetto verso chi lavora in un certo modo in questo campo, a differenza dei paesi di lingua inglese dove la fotografia viene considerata una forma d'arte, come credo sia giusto, e il rispetto verso il professionista serio è un atteggiamento di fiducia che fa piacere ricevere.

la tecnologia nelle fotocamere, con l'avvento del supporto digitale, ha creato un'altro calo nella operosità del fotografo quotidiano, amatoriale o dilettante che sia.

spesso sento dire, scattane dieci e poi una sarà buona. questo è un concetto che, personalmente allontana dalla buona fotografia, posso accettare di scattare più di una volta un gruppo di persone perchè, inevitabilmente c'è sempre qualcuno che guarda in giro, ma nella qualità meglio porre l'attenzione su come che sul quanto.

c'è un grosso rischio da questa parte, se posso scattare solo una immagine la posso anche perdere, questo rientra nel campo delle possibilità ma, secondo me, vale la pena rischiare in questa maniera, il risultato di un singolo scatto buono è di gran lunga migliore di uno scatto simile, ma eseguito decine di volte prima di accettarlo.

credo che, inevitabilmente, la quantità allontana la qualità.

questo viene riferito comunque allo scatto istantaneo, è chiaro che nello sport come in altre discipline, lo scatto in sequenza veloce è obbligatorio anche perchè il passaggio di un dato soggetto ad alta velocità obbliga a lavorare sfruttando determinate caratteristiche della fotocamera a disposizione.

ma ritorniamo alla musica di robert fripp, che per me è un fattore essenziale nell'arte della divulgazione di qualcosa di molto intimo e delicato, come l'aspetto artistico che ognuno ha dentro di se, poi, la strada scelta, o la possibilità accettata, nel riuscire ad ascoltare questo richiamo verso un qualcosa di intangibile è una cosa che qualcuno accetta e si mette in opera e qualcuno invece, può dedicare la propria vita ad altro, probabilmente avendo una vita più tranquilla e felice.

io credo che l'operato di un artista è tanto grande quanto quello che riesce ad offrire a chi assapora le sue opere, che sia un brano musicale, un piatto abilmente cucinato, una poesia o una fotografia poco importa, l'importante è il bene che possiamo riceverne entrando in contatto con esso. in questo invidio i musicisti che operano in un campo che credo possa essere un esempio di quanto più elevato nelle forme d'arte, ma, il mio parere rimane comunque un fatto personale.

la musica offerta nei primi anni ottanta dal frippertronics e ora dai soundscapes sono una fonte degna di nota, ho sempre considerato i primi come un messaggio importante da divulgare, i secondi come un messaggio importante e attuale, un degno compagno di avventura e un regalo da fare a chi lo merita.

le sensazioni offerte da queste musiche, dove appartenenti ad apparati tecnologici diversi ma caratterizzati da un qualità facilmente riconoscibile, hanno spronato in me una forma di corrispondenza da trovare nelle mie immagini, rispondendo ad una domanda che potrebbe suonare tale:
'posso trasmettere a chi guarderà le mie immagini sensazioni forti come io ho provato ascoltando queste musiche?'
il lavoro è stato molto lungo, tuttora lo continuo perchè non credo di essere arrivato (ma chi dice di essere arrivato sa dove si trova?), anzi credo di averlo appena iniziato. la prima cosa fatta a me stesso, cercando la risposta a questa domanda è stata non di rispondere ma di mettermi al lavoro.

 

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grazie a tutti coloro che hanno gentilmente scritto una presentazione alle mie immagini, nessuno è stato pagato per fare questo, altrimenti le loro parole non avrebbero alcun valore. è affascinante leggere cosa si può scrivere in relazione ad una fotografia.

grazie ai traduttori, passati e presenti, donatella garabello e sua madre erica di madrelingua inglese

paolo e roberto per la loro amicizia: migliora con il passare del tempo come la loro esperienza e capacità professionale, è bello avere a che fare con persone capaci, brave e pulite.
molto presto delle novità...

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